Non si rifiuti la lotta, se si ama il premio, e l’animo si accenda dal desiderio di operare, se è assicurata la ricompensa. Ciò che vogliamo, ciò che desideriamo,ciò che domandiamo sarà per dopo; quello invece che ci viene comandato di fare per avere ciò che sarà dopo, è per adesso.
Ecco, comincia a riprendere le parole della Scrittura e gli stessi precetti del Vangelo o le ricompense. «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Il regno dei cieli sarà tuo dopo; ora sii povero in spirito. Vuoi che dopo il regno dei cieli sia tuo? Vedi di chi tu sei ora. Sii povero in spirito. Forse mi chiedi che cosa significhi essere povero in spirito. Chi è gonfio d’orgoglio non è povero in spirito; l’umile dunque è povero in spirito. Il regno dei cieli è in alto; ma chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11).
Fa’ attenzione a quello che segue: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5, 5). Vuoi già da adesso possedere la terra? Guarda di non essere posseduto dalla terra. La possederai se sei mite, sarai posseduto se manchi di mitezza. Ascoltando il premio proposto, che è il possesso della terra, non cominciare a estendere le braccia della tua avarizia, con le quali vuoi possedere ora la terra, escludendo naturalmente il tuo vicino: non ti tragga in inganno questo pensiero. Allora veramente possederai la terra, quando sarai unito a colui che ha fatto il cielo e la terra. Questo significa essere mite: non resistere al tuo Dio, di modo che quando fai il bene, tu non ti compiaccia in te stesso, ma in lui; e quando soffri giustamente qualche male, non te la prenda con lui, ma con te stesso. E non basta compiacerti in lui e prendertela con te stesso, perché se ti compiaci di te stesso, dispiaci a lui.
A ciò si aggiunga l’opera e il frutto: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). Tu vuoi essere saziato. Da che cosa? Se il tuo corpo brama essere saziato, dopo che ha digerito sentirai ancora fame. Chi beve di quest’acqua, dice, avrà di nuovo sete (Gv 4,13). La medicazione che si pone sulla ferita, se è efficace toglie il dolore; ciò invece che si oppone alla fame, cioè il cibo, è efficace solo per un poco. Passata la sazietà, torna la fame. È vero che ogni giorno si appresta il rimedio del saziarsi, ma la ferita della debolezza non viene guarita. Abbiamo dunque fame e sete della giustizia, per essere saziati da quella stessa giustizia della quale ora abbiamo fame e sete. Infatti saremo saziati con ciò di cui abbiamo fame e sete. Il nostro uomo interiore abbia dunque fame e sete: ha infatti un suo cibo e una sua bevanda. Io sono, dice, il pane disceso dal cielo (Gv 6,41). Hai il pane per l’affamato; desidera anche la bevanda per l’assetato, poiché presso di te è la fonte della vita (Sal 35,9).
Fa’ attenzione a quanto segue: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Qui è il termine del nostro amore; termine nel quale siamo realizzati, non consumati. È terminato il cibo, è terminato il vestito: il cibo, perché mangiandolo viene consumato; il vestito, perché finita la tessitura è completato. Entrambi sono terminati, ma uno termina per esaurimento, l’altro per perfezionamento. Tutto ciò che facciamo, ma fatto bene, tutto ciò che intraprendiamo, tutto ciò per cui ardiamo lodevolmente, tutto ciò che desideriamo senza colpa, quando verrà la visione di Dio, non sarà più ricercato da noi. Se uno ha Dio, che cos’altro cerca? Se Dio non gli basta, che cosa gli basterà? Vogliamo vedere Dio, cerchiamo di vedere Dio, ardiamo dal desiderio di vedere Dio. Chi non lo desidera? Ma vedi che cosa è detto: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Prepara ciò che ti permetterà di vederlo. Per portare un esempio materiale, come fai a desiderare il sorgere del sole se hai gli occhi infiammati? Se gli occhi sono sani, quella luce sarà un godimento; se invece sono malati, quella luce sarà un tormento. Se non hai il cuore puro, non ti sarà concesso di vedere ciò che si vede solo con il cuore puro. Sarai respinto, sarai allontanato, non potrai vedere.

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo